DE COLUMNA AMICITIAE

Standard

Ecco la ricerca da cui stiamo sviluppando la mappa:

 

Nella Santissima Trinit√† di Venosa, tra i tanti esempi di monumenti espressione di flussi e incroci di culture, si pu√≤ ammirare la cosiddetta ‚ÄúColonna dell‚ÄôAmicizia‚ÄĚ, dal tipico fusto romano e dal capitello, invece, di origine Bizantina.

 Questo piccolo monumento racchiude varie leggende, tipiche del mondo antico: il suo nome, infatti, sembra esser legato alla credenza secondo cui chi girava tenendosi per mano intorno alla colonna stessa, si assicurava amicizia eterna; pare, inoltre, che la colonna sia legata anche a riti di fecondità, ed infatti le giovani spose consideravano di buon auspicio posizionarsi fra la colonna e il muro retrostante, per assicurarsi certa prole;

 I romani nel 291 a.C. conquistarono la città che così consolida i propri confini geografici, aumenta la sua popolazione, partecipa alla guerra civile (90-88 a.C.). Si schiera dalla parte che soccombe nel conflitto, ma ciò non influisce sui suoi processi di crescita, anzi, li accelera.

Roma le conferisce il titolo di Municipium, ossia città romana, estendendo il diritto di voto e di cittadinanza ai suoi abitanti.

Dal 89 a.C. al 43 a.C. Venosa rafforza la sua condizione di appartenenza a Roma ed è comunque per la città un periodo di crescita.

 In questo periodo, nel 65 a.C. , nasce a Venosa Quinto Orazio Flacco, famoso poeta latino.

Dal 43 a.C. ai primi secoli dell’era cristiana Venosa si trova in un periodo particolare di floridezza, che è testimoniata nell’aumento demografico, nell’allargamento dei confini fortificati, nell’incremento dell’edilizia privata e di quella pubblica : ville, palazzi, templi, terme…
Di tutto questo edificare, possiamo leggere le tracce dal riutilizzo del materiale di risulta nelle architetture medioevali: abitazioni private, edifici pubblici, chiese e luoghi di culto portano inglobati nelle loro mura, cippi funerari, capitelli, conci, ornie…

¬†La fortuna di Venosa proviene in larga parte dalla sua posizione geografica: per molto tempo essa fu una delle principali stazioni della Via Appia, forse la pi√Ļ importante arteria di comunicazione dell‚Äôantichit√†, strada che congiungeva Roma con Brindisi, vettore e canale obbligato degli scambi tra il Mondo Occidentale e quello Orientale.

 **********************************************************************

 Nel 976, Basilio II, avendo compiuto i diciott’anni e ed essendo figlio primogenito, fu incoronato Imperatore bizantino senza particolari problemi.

 Durante il suo regno, l’impero raggiunse l’apice delle sue fortune. Appena incoronato nominò suo fratello co-imperatore, totalmente pro-forma, in quanto il potere rimase nelle sue mani. Il neo-imperatore ebbe subito due gravi problemi da risolvere: il primo era un suo prozio omonimo, Basilio, il quale gli lasciò poca autonomia, gestendo gran parte degli affari di stato; il secondo era costituito dalla scelta dell’erede al trono: infatti riteneva suo fratello Costantino e gli altri suoi familiari inadatti a governare un impero.

Tra le tante conquiste di Basilio II si annovera anche appunto la città di Venosa nel 976.

 Egli fu il vero sovrano assoluto bizantino, accentratore e dispotico, tuttavia dedito alle cure di governo: comandava personalmente l’esercito e si occupava di ogni aspetto amministrativo dello Stato, al punto che rinunciò alla famiglia per consacrarsi allo stato.

Poich√® il principale avversario dell‚Äôimpero era a quell‚Äôepoca il Regno dei Bulgari, l‚Äôimperatore Basilio II li affront√≤ e, dopo molti anni di feroci battaglie, li stermin√≤ crudelmente, guadagnandosi l‚Äôappellativo di ‚ÄúBulgaroctono‚ÄĚ, cio√® ‚Äústrerminatore di Bulgari‚ÄĚ. Cos√¨ il territorio Bulgaro fu incorporarto completamente nello Stato Bizantino.

 Sul fronte della politica interna Basilio mise in atto una serie di provvedimenti per contenere il potere dell’aristocrazia fondiaria: in questo modo l’Imperatore intendeva sia limitare l’influenza della nobiltà, sia migliorare le condizioni di vita delle classi sociali inferiori, soprattutto rurali; trasferì la responsabilità del pagamento delle tasse ai grandi proprietari e confiscò proprietà e ricchezze di famiglie nobili.

¬†Le riforme di Basilio II si inseriscono sulla scia delle riforme della famiglia Macedone a cui apparteneva. Infatti il suo predecessore Basilio I nel campo legislativo, volle riformare il diritto romano; riprese gli studi del suo predecessore Giustiniano I, autore del Corpus Iuris Civilis, (da qui il suo soprannome di ‚Äúsecondo Giustiniano‚ÄĚ), e rinnov√≤ il codice di quest‚Äôultimo aggiungendo anche altre leggi, e compendi√≤ il tutto in 40 volumi, chiamati I Basilici, in suo onore.

..:Realtà Aumentata:..

Standard

Siamo pronti a tuffarci nel mondo della Realtà Aumentata!

Abbiamo collegato i nostri video ad un immagine cosiddetta “trigger” in modo che, inquadrandola con uno smartphone o un tablet, venissero subito visualizzati.

Tutto quello che dovete fare √® procurarvi l’app “Aurasma” da App Store o Google Play e inquadrare le seguenti immagini:

Questa per il video di presentazione

Immagine

 

E questa per il video nell’Incompiuta:

Immagine

(Potete cliccare sulle immagini per aprirle a dimesione intera)

 

Se doveste riscontrare problemi di riconoscimento dovete seguire il nostro canale in aurasma che si chiama e2team1

Presto caricheremo nuovi video sul blog, quindi seguiteci! Noi intanto vi auguriamo BUONA PASQUA! ūüėČ

***LA NAVE VLORA***

Standard

VLORA

LA NAVE VLORA
La¬†Vlora¬†fu una¬†nave mercantile¬†costruita all’inizio degli¬†anni sessanta¬†dai¬†Cantieri Navali riuniti¬†di¬†Ancona¬†con il nome di¬†Ilice¬†per la¬†Societ√† Ligure di Armamento¬†di Genova.

Gemella delle navi¬†Ninny Figari,¬†Sunpalermo¬†e¬†Fineo¬†acquisite da diverse compagnie, l’Ilice¬†fu successivamente acquistata nel¬†1961¬†dalla¬†Societ√® actionnaire sino-albanaise de la navigation maritime¬†“Chalship” di¬†Durazzobattente¬†bandiera albanese¬†e ribattezzata¬†Vlora.

STORIA

Il 7 agosto 1991, di ritorno da¬†Cuba¬†carica di¬†zucchero, durante le operazioni di sbarco del carico nel¬†porto di Durazzo, la¬†Vlora¬†venne assalita da una folla di circa 20.000¬†migranti¬†albanesi¬†senza¬†permesso¬†che costrinsero il comandante, Halim Milaqi, a salpare per l’Italia, attraccando al¬†porto di Bari¬†l’8 agosto¬†1991.

La vicenda della¬†Vlora¬†√® ricordata come uno dei tanti episodi dell’ondata di immigrazione che si ebbe in Italia dal 1990 al 1992 e rimane, a tutt’oggi (2014), il pi√Ļ grande sbarco di clandestini mai giunto in Italia.

ANTEFATTI

Lo sbarco dei clandestini √® un evento che si ricollega al pi√Ļ ampio e complesso panorama politico della caduta del comunismo. Il 10 novembre 1989 croll√≤ il¬†Muro di Berlino, abbattuto dagli abitanti della¬†Germania Est. L’anno seguente la Germania torn√≤ unita. In Polonia, Ungheria, Bulgaria e Cecoslovacchia, le libere elezioni portarono alla fine del regime comunista.

Solo in Romania il trapasso avvenne in modo violento con dure rivolte che tennero col fiato sospeso l’Europa Occidentale.

Con l’abbandono del comunismo in Iugoslavia emersero tensioni nazionalistiche che porteranno negli anni seguenti alla Guerra dei Balcani.

In Albania iniziarono emigrazioni di massa.

La nave, riempita all’inverosimile (probabilmente oltre 20.000 persone), chiede di poter sbarcare al porto di Brindisi.

L’allora viceprefetto Bruno Pezzuto, resosi conto che non si trattava, come dagli ultimi sbarchi, di un carico di qualche centinaia di persone, convinse il capitano della nave Halim Milaqi a dirigersi verso Bari.

Il tempo di percorrenza tra i due porti dato il carico della nave era di circa 7 ore, tempo necessario per organizzare centri di accoglienza e forze dell’ordine. Tuttavia la mancanza di Autorit√† ed il poco tempo a disposizione, fece s√¨ che si organizzassero solo dopo che la nave entr√≤ nel porto. Anche l’ingresso al porto non fu dei pi√Ļ facili. Il capitano infatti forz√≤ il blocco portuale comunicando di avere feriti gravi a bordo e di non poter, a causa del grande carico, fare marcia indietro. La nave fu quindi fatta attraccare al cosiddetto¬†Molo Carboni, il pi√Ļ distante dalla citt√†. Durante l’entrata al porto molti si gettarono dalla nave in navigazione e nuotarono fino alla banchina cercando di scappare.

CONSEGUENZE

I profughi vengono sistemati nello¬†Stadio della Vittoria¬†e al¬†porto. Alcuni si dispersero in citt√†, trovando rifugio nei giardini, alla stazione, presso qualche famiglia o chiesa. Il 10 agosto¬†don Tonino Bello¬†arriva al porto di Bari e poi allo stadio. Quel che sta accadendo lo sconvolge e lo indigna tanto da descrivere aspramente sul quotidiano “Avvenire” le condizioni delle persone e l’assenza del ministro degli interni e del capo della¬†Protezione civile.

(wikipedia)

TESTIMONIANZE

L’8 agosto 1991 oltre 20 mila profughi, partiti due giorni prima da Durazzo, sbarcavano a Bari. Gerd aveva 19 anni e niente da perdere: “L’esperienza pi√Ļ scioccante della mia vita”. Oggi √® tornato a Tirana, “perch√© non ho mai smesso di sentirmi straniero”

di Daniele Troilo

‚ÄúNoi non eravamo molto diversi dai giovani italiani di allora. In fondo ci sentivamo anche noi occidentali o, almeno, avremmo voluto esserlo. Ma eravamo maledettamente pi√Ļ disgraziati di loro. Oggi, per comprendere i motivi di quel viaggio, bisogna sforzarsi di capire come siamo cresciuti in Albania. E questo pu√≤ essere un esercizio molto difficile, per chi non ci √® nato‚ÄĚ.
L’8 agosto 1991 Gerd aveva 19 anni. Due giorni prima, insieme a tre amici, aveva deciso di infilarsi sulla nave Vlora,¬†un mercantile malandato battente bandiera albanese che da Durazzo¬†doveva portarli sulle coste italiane. Il comunismo era caduto pochi mesi prima, l’Albania si scopriva all’improvviso un paese pi√Ļ libero ma povero. Iniziava cos√¨ il grande esodo verso l’Italia.
‚ÄúQuello della Vlora fu il terzo – ricorda Gerd – e il pi√Ļ violento. Prima della nostra nave erano sbarcati altri albanesi sulle vostre coste, ma sempre a bordo di diverse imbarcazioni e in proporzioni pi√Ļ piccole‚ÄĚ.
Sulla Vlora invece viaggiarono oltre 20mila persone, senza cibo, senz’acqua, stipate non si da dove, non si sa come. E qualcuno a Bari, l’8 agosto, non ci arriv√≤ nemmeno.

Oggi, mentre¬†anche la citt√† di Bari con il sindaco Emiliano ricorda il ventennale¬†di quello sbarco, Gerd vive in Albania. Dopo dieci anni trascorsi a cavallo tra l’Italia e il suo paese, nel 2000 ha deciso di tornare a Tirana, nella citt√† dov’√® nato. Ha 39 anni, una moglie e una figlia di un anno, alla quale un giorno racconter√† la storia della sua vita.
Questa: ‚ÄúQualche giorno prima della partenza della nave Vlora, a Tirana come in altre citt√†, si era sparsa la voce. Decisi di tentare la fortuna, non avevo niente da perdere cos√¨ come molti altri ragazzi della mia et√†. Noi eravamo cresciuti in un sistema di totale isolamento dal resto del mondo. √ą stata la tv italiana, visibile nelle nostre case, a farci scoprire il vostro paese e a far nascere questo sogno. La voglia di andarsene era tanta, volevamo provare la mela proibita che ci era stata vietata per tanti anni. La mia generazione ha studiato l’inglese a scuola e l’italiano a casa. Eravamo pronti. Ci sentivamo uguali ai nostri coetanei dell’altra sponda del mare, solo molto, molto pi√Ļ sfortunati‚ÄĚ.

Il suo viaggio inizia su un pullman affollato all’inverosimile che da Tirana lo porta a Durazzo. Qui sale sulla Vlora, che per due giorni lo terr√† ostaggio del mare insieme ai suoi connazionali. ‚ÄúQuella¬† nave fu un’esperienza scioccante. Mi ricordo che avevo a disposizione meno di mezzo metro dove dormire, alzarmi, pensare. I bagni erano un orrore. Verso la met√† del viaggio la sete divent√≤ insopportabile e la mancanza d’acqua un incubo. Qualcuno sugger√¨ di andare a cercare gi√Ļ, in sala motori. Siamo partiti in due, io e un altro amico d’infanzia. Siamo riusciti a scendere dopo due ore e mezza, perch√© non si riusciva a farsi strada fra la gente. La sala motori era enorme, alta, con scale di ferro unte d’olio che gocciolava da tutte le parti. E poi era buio. Qualcuno aveva tagliato uno dei tubi di raffreddamento e la gente era scesa di corsa a bere. Praticamente abbiamo lottato per riuscire a fare un sorso a turno. Non dimenticher√≤ mai il forte sapore del gasolio. Ricordo che, nelle interviste successive, il capitano raccont√≤ che finita l’acqua dei motori venne usata quella del mare come liquido di raffreddamento‚ÄĚ.

Per Gerd, per√≤, l’arrivo a Bari non rappresenta la fine dell’incubo: ‚ÄúSiamo stati portati all’interno dello Stadio delle Vittorie, affamati e assetati¬†(guarda il video in fondo all’articolo, ndr). Tra di noi c’erano anche molti delinquenti. Ricordo che purtroppo scoppiarono diverse risse tra gli albanesi. Fu uno dei momenti peggiori. La polizia ci lanciava il cibo con l’elicottero‚ÄĚ.
Rimpatriato con un C-130 dell’aeronautica militare dopo tre giorni, Gerd riesce a tornare in Italia dopo qualche mese grazie a un amico. Nei dieci anni trascorsi nel nostro paese ha lavorato ad Alba, poi a Modena e infine a Torino, dove ha anche finito i suoi studi, laureandosi in Scienze Politiche. Ora √® un funzionario pubblico a Tirana.
‚ÄúL’Italia a un certo punto mi ha stancato – spiega ‚Äď Al di l√† del fatto che ho conosciuto persone bellissime e italiani con i quali ci consideriamo tuttora fratelli, alla fine per√≤ mi sono sempre sentito uno straniero. La prima cosa che la gente mi chiedeva era ‘da dove vieni?’, mica ‘cos’hai studiato, cosa sai fare?’‚ÄĚ.
‚ÄúNoi non eravamo molto diversi da voi, avevamo tante cose in comune. Nonostante questo, non siamo mai riusciti a integrarci veramente‚ÄĚ, dice Gerd e dalla sua voce gentile, dal suo italiano pulito e ben parlato, lui che ha studiato e conosce bene anche l’inglese oltre alla sua lingua madre, si capisce la delusione di una persona che dalla vita non ha avuto nessun regalo, ma ha pagato il prezzo di ogni singola conquista.

Oggi dall’Albania, da dove non esclude di andare via un’altra volta, osserva con preoccupazione la situazione dei barconi¬†che arrivano ogni giorno a Lampedusa dal Nord Africa. Sa solo una cosa:¬† la colpa non √® mai di chi scappa. ‚ÄúSo cosa vuol dire perch√© l’ho fatto anch’io. Il problema va risolto dall’altra parte del Mediterraneo. L’indifferenza dell’Europa, ieri con l’Albania e oggi con l’Africa, non ha scuse. Fingere che per 50 anni le cose vanno bene con Gheddafi, per esempio, non √® una soluzione‚ÄĚ.

VIDEO:

1) http://www.youtube.com/watch?v=LAJOOicGEvY

2) http://www.youtube.com/watch?v=LAJOOicGEvY

3) http://www.youtube.com/watch?v=-xmiod4tElY

4) http://www.youtube.com/watch?v=NuT610c1ptM

FONTE: http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2011/08/07/anniversario_sbarco_nave_vlora_albania_bari_racconto_gerd_albanese.html

Il nostro “segno” √® la Colonna dell’Amicizia!

Standard

 

 

Analizzando i diversi monumenti presenti nella Chiesa della Santissima Trinit√† di Venosa, questa particolare colonna ha subito attirato la nostra attenzione; facendo alcune ricerche abbiamo scoperto che √® opera di due culture differenti e anche molto distanti nel tempo: il fusto risale all’epoca romana, mentre il capitello √® bizantino, come si pu√≤ notare anche dalla netta differenza di materiale utilizzato e di stile. Questi due spunti sono perfetti per la nostra ricerca, il cui tema principale √® proprio quello di trovare i flussi e gli incroci di culture che, nel tempo, hanno portato alla costruzione di quel monumento.

Adesso non ci resta che approfondire le nostre ricerche e cercare ulteriori spunti su cui indirizzare il nostro lavoro! See you soon ūüėÄ